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Chiesa di San Pietro (Sec. XI)

immagine ingrandita Chiesa di San Pietro - Abside (apre in nuova finestra) Fin dalla prima metà del secolo XI, secondo gli storici dell'architettura, era stata edificata nel castrum di Carpignano la chiesa dedicata a San Pietro, forse inizialmente come cappella castrense.
All'epoca di Innocenzo II, precisamente nel 1141, la chiesa passò ai monaci cluniacensi del priorato di Castelletto (nel Biellese, oggi Castelletto Cervo), certo per iniziativa diretta dei conti di Biandrate.
Tale situazione fu riconfermata dai papi Celestino II (tra 1143 e 1144), Anastasio IV (tra 1153 e 1154) e infine Lucio III nel 1184, che impose ai monaci di Castelletto il pagamento di un censo annuo di tre soldi milanesi sui beni di Carpignano.
Dalla bolla del 7 settembre 1184, emanata da papa Lucio III in Verona, apprendiamo che i cluniacensi in Carpignano possedevano non solo la chiesa di San Pietro nel castello e le sue pertinenze, bensì anche la chiesa ubicata nel villaggio (ecclesiam eiusdem oppidi: la futura parrocchiale di Santa Maria), immagine ingrandita Chiesa di San Pietro - Abside (apre in nuova finestra) la chiesa di Santa Maria di Lebbia lungo la strada Biandrina (denominata allora ecclesia sancte Marie de Olgieto) e infine la chiesa di Sant'Agata sulla strada conducente al guado della Sesia (ecclesia sancte Agathe de Messa), nonché alcuni mansi, ossia aziende agricole con servi.
La vita religiosa e quella economica del paese erano dunque in massima parte sotto il controllo dei priori di Castelletto.
La proprietà fondiaria della casa monastica nel nostro paese assommava ancora in età moderna a oltre 2650 pertiche novaresi.
immagine ingrandita Chiesa di San Pietro - Abside (apre in nuova finestra) Proprio il sacerdote che officiava in San Pietro di Carpignano, nominato dai priori cluniacensi, dovette essere stato vincolato nel 1177 da papa Alessandro III all'obbedienza verso il vescovo novarese Bonifacio, dalla quale si riteneva prosciolto in virtù del versamento del censo alla sede apostolica.
Dopo una lenta decadenza tra il secolo XV e il secolo XIX, San Pietro sarebbe stata sconsacrata e venduta a privati nella seconda metà dell'800, a seguito delle leggi di soppressione degli enti ecclesiastici del 1866 - 1867.
Solo in anni recenti è iniziata una lenta opera di recupero dell'edificio, passato nel frattempo in proprietà dell'amministrazione comunale; i primi interventi già hanno messo in luce preziosi affreschi del secolo XII, nei quali paiono evidenti influssi della pittura coeva della regione di Salisburgo.


'Carpignano Sesia' a cura dell'Associazione Turistica Pro Loco Tratto da:
"Carpignano Sesia"
a cura dell'Associazione Turistica Pro Loco, Interlinea
Novara, 1997, tutti i diritti riservati

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