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Chiesa Santa Maria di Lebbia (Sec. XVI)

immagine ingrandita Santa Maria di Lebbia - Vista Laterale (apre in nuova finestra) L'ultima tappa dell'itinerario tra gli oratori di Carpignano porta alla chiesa di Santa Maria di Lebbia.
Alcuni studiosi identificano la chiesa, di dimensioni certamente più ampie rispetto agli altri Oratori, con l'antica chiesa parrocchiale di Carpignano.
Alcuni atti delle Visite Pastorali ed una supplica della comunità di Carpignano riportano infatti la notizia, che appare supportata anche dal fatto che la chiesa venga chiamata, oltre che Santa Maria di Lebbia, anche Santa Maria Maggiore, segno probabilmente della sua importanza come punto di riferimento per gli insediamenti circostanti.
La tesi della parrocchialità di Santa Maria di Lebbia potrebbe essere suffragata con maggiore sicurezza da uno scavo archeologico che permetta, tra l'altro, di risalire alle dimensioni originarie della chiesa.
La chiesa di Santa Maria era infatti più ampia di quanto non lo sia ora: gli atti di una Visita Pastorale del 1590 la descrivono a due navate, con due absidi e due altari; nel 1597 si precisa che le due navate erano divise da pilastri in muratura, e che le condizioni della chiesa erano molto precarie.
A questo stato di cose si pose rimedio con il radicale restauro del 1681, che, comportò l'abbattimento della navata laterale e della relativa abside, nonché il consolidamento delle pareti.
La navata centrale non venne alterata nella sua struttura, tanto è vero che gli arconi a sesto acuto che ne scandiscono lo spazio sono gli originali risalenti a prima del secolo XVI.
La navata laterale abbattuta si trovava probabilmente sul lato nord della chiesa, ove è visibile oggi una parte di muratura più recente, servita probabilmente a chiudere il passaggio tra navata centrale e navata laterale.
E' interessante notare come la chiesa sorga su uno spiazzo di terreno rettangolare in posizione sopraelevata rispetto al terreno circostante, e più largo di un paio di metri rispetto alla chiesa attuale (fatta eccezione per la zona absidale, costruita a ridosso della strada Biandrina); tutto ciò potrebbe indicare l'area - originariamente più estesa - sulla quale sorgeva l'antica chiesa di Santa Maria.
L'interno è suddiviso in tre campate da tre arconi a sesto acuto in muratura, poggianti su pilastri di forma rettangolare. Gli arconi sorreggono una soffittatura a tavelloni sui quali poggia direttamente il tetto.
L'abside è ampia (il diametro è superiore ai 6 metri) ed è coperta da una volta a cinque spicchi.
Contro il muro, l'altare in muratura è decorato con stucchi in stile tardo cinquecentesco, risalenti però al 1680.
Sotto l'intonaco riemergono frammenti degli antichi affreschi, coperti con l'imbiancatura eseguita nel corso di un restauro settecentesco; i più notevoli sono quello sul muro meridionale raffigurante San Pietro, di epoca romanica, e, presso l'ingresso laterale, un affresco rovinato in più punti che ritrae San Francesco d'Assisi mentre riceve le stimmate.
Il Santo è ritratto in ginocchio con le braccia aperte e leggermente alzate, con lo sguardo rivolto verso Cristo, apparso sotto forma di Cherubino; più in basso si intravede la figura di un fraticello testimone dell'evento, con le mani alzate a proteggere gli occhi dal fulgore dell'apparizione.
Dietro la figura del Santo è raffigurata la chiesetta della Porziuncola.
L'espressività dei volti, l'attenzione alle pieghe del saio del Santo e l'architettura della chiesa sulla sfondo fanno risalire questo affresco ad un periodo anteriore alla fine del Quattrocento.
Il resto della decorazione pittorica è nascosto dall'intonaco; sull'abside si intravedono alcuni brani di una "Coena Domini", dipinta nello stile della fine del Quattrocento, con alcuni caratteri della pittura più antica, visibili in particolare nel volto dell'Apostolo che affianca San Giuda Taddeo, sotto la seicentesca finestra di destra.
Dopo il restauro del 1761 il pittore Alessandro Grassi di Borgosesia ridipinse il San Pietro sopra descritto, un affresco di San Paolo allora visibile sulla parete all'altro lato del coro, le false colonnine della balaustra ed altri motivi ornamentali sulle pareti.
Un tempo la chiesa di Santa Maria conservava la statua lignea e dorata della B. V. del Carmine, ora custodita altrove per ragioni di sicurezza.
Ancora oggi in occasione della ricorrenza della Madonna del Carmine (16 luglio) la chiesa viene aperta per la celebrazione della Messa e per una piccola festa campestre, in ricordo della festa solenne del 1833, anno in cui la statua della Beata Vergine venne trasportata dall'Oratorio alla chiesa parrocchiale.
Un'ultima annotazione relativa alla chiesa di Santa Maria di Lebbia riguarda la denominazione della zona in cui sorge.
Un documento del 1184 fa riferimento, tra l'altro, ad una "ecclesia Sancte Marie de Olgieto", che l'Autore da noi seguìto nella descrizione delle chiese e degli oratori di Carpignano identifica con la chiesa di Santa Maria di Lebbia, data la forte analogia del toponimo "Olgietum" con il toponimo "Orzetto".
Il toponimo "Orgetto", ancora vivo nella forma dialettale "Urscètt", si riferisce proprio alla zona ove sorge la chiesa di Santa Maria, tanto è vero che un documento del 1763 menziona un terreno definito "dell'oratorio campestre di S. Maria a' Orzetto". L'origine del toponimo "Olgietum - Orzetto" si fa risalire al termine "aucia", indicante "terra arativa cinta di fossati".
Con la visita alla chiesa di Santa Maria di Lebbia termina l'itinerario tra le chiese e gli oratori di Carpignano.
Ridiscendendo lungo la strada Biandrina (poi Via S. Pellico e Bonenti) si raggiunge nuovamente la Piazza Libertà.


'Carpignano Sesia' a cura dell'Associazione Turistica Pro Loco Tratto da:
"Carpignano Sesia"
a cura dell'Associazione Turistica Pro Loco, Interlinea
Novara, 1997, tutti i diritti riservati

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