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Torchio "Alla Latina" (Sec. XV)

immagine ingrandita Torchio a peso del 1575 (Ft. Archivio Pro Loco) (apre in nuova finestra) Buon motivo d'interesse per il Castello di Carpignano, anche se non al livello di carattere storico e artistico della Chiesa di San Pietro, è costituito dal torchio in legno, detto alla "latina", del 1573".
Naturalmente l'interesse per questo monumento è motivato dalla rustica bellezza dell'insieme della macchina e dall'ambiente che lo circonda, o meglio che lo ingioba; l'imponente torchio porta la data 1575 incisa sul grande tronco squadrato ma l'ambiente architettonico del complesso edilizio che lo contiene è quello tipico del XIV-XV secolo: il grande fascino è dovuto al miracoloso conservarsi della maggior parte delle strutture e degli elementi medioevali.
L'edificio che contiene il torchio è una tipica fusione di diverse cellule del ricetto, originariamente a due piani che sono state accorpate in tempi successivi: la parte bassa e interna è più antica e da riferire alla fine del XIV secolo mentre la parte alta, evidentemente sovrapposta in un secondo tempo è probabilmente più recente, come i corpi aggiunti verso est e verso ovest, databili alla metà del secolo XV.
Quando nel 1575 si inserì il torchio all'interno dell'edificio si demolì il muro a ovest della sua facciata e lo si ricostruì dopo la collocazione della macchina: il padiglione del torchio presenta numerose tracce di questo intervento come l'occlusione di porte e finestre, la demolizione di un solaio e la tecnica muraria del muro ricostruito, in spina di pesce, assai rozza.
Il torchio, anche se non costituisce una rarità, è singolare per la sua dimensione - 12 metri di lunghezza complessiva - per la sua purezza costruttiva e per la data di costruzione che lo porta a essere il più antico della provincia di Novara, Verbano e Ossola.
Fin dal Medioevo questa macchina era diffusissima tanto che ogni paese ne contava diversi, allestiti preferibilmente nei ricetti, nei monasteri e a volte anche nei castelli o palazzi signorili.
In genere i torchi di montagna erano bene comune della popolazione del borgo, ma in pianura erano quasi sempre di proprietà privata a volte costruiti da semplici, anche se benestanti, proprietari terrieri: nel castello di Carpignano, nel 1723, vi erano ben sei torchi "da olio e da vino" dei quali quattro situati nelle rustiche cantine poste dietro le absidi del San Pietro e probabilmente di proprietà del Priorato.
Un torchio di proprietà del monastero di San Pietro viene descritto nella "visita pastorale" del 1618: di questi quattro torchi si è persa ogni traccia.
Dei due torchi esistenti nella parte di ricetto comunitario è rimasto solo quello che oggi si può ammirare negli edifici recentemente acquistati dal Comune: questa grande macchina costituita da una enorme trave orizzontale di olmo sospesa su di un'incastellatura di rovere fu fatta costruire, quasi certamente, da messer Bernardino Ferrari, ricco possidente carpignanese.
In una copia di un atto notarile, datato 9 settembre 1624, si legge che il torchio e l'immobile che lo conteneva fu donato (non viene precisato l'anno) da Bernardino Ferrari al canonico e dottore in teologia don Gio. Francesco Pinzio.
Di Bernardino Ferrari si hanno notizie proprio nell'anno 1575 in quanto risulta essere consigliere ordinario della Credenza: non è azzardato ipotizzare che fu proprio Bernardo Ferrari, in quello stesso anno, a far costruire il gigantesco torchio nella sua cantina in castello.

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