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L'analisi dei dati storici ci fa pensare che il nostro paese, già in passato, non avesse un'economia basata solo sull'agricoltura, come la maggior parte dei paesi della zona, ma differenziata in vari settori.
La sua importanza come centro dedito al commercio è confermata dal fatto che già nel 1611 Carpignano ottiene dal re Filippo III un Privilegio per l'istituzione del mercato settimanale, il giorno di mercoledì, e per la costruzione di un porto sul fiume Sesia; mentre è del 1799 un documento del Governo Provvisorio Piemontese che dà a Carpignano la facoltà di tenere un'annuale fiera commerciale della durata di tre giorni.
Al censimento delle arti-professioni e commercio del 1813, Carpignano presenta una situazione occupazionale che sottolinea ulteriormente quest'aspetto.
Infatti accanto ai 1630 contadini troviamo:


Impiegati civili1
Militari23
Notai2
Medici2
Chirurghi1
Speziali2
Ricevitore di finanze1
Ricevitore comunale1
Negozianti di vino ingrosso3
Fabbricanti di tele lino e canapa4
Secchionai e zoccolai2
Ottonai2
Ferrarezze3
Torchi per olio4
Tintori1
Fabbri ferrai4
Sarti3
Calzolai1
Falegnami2
Barbieri2
Osti albergatori5
Bettolieri1
Macellai4
Venditore graniglie al minuto e droghieri5
Prestinai e forni2
Mugnai2
Domestici70
Fittavoli di campagne18


L'esistenza di cinque osti albergatori fa pensare che in quel periodo Carpignano fosse centro di frequenti passaggi oltreché punto di incontro per scambio di merci e informazioni.
Per quanto riguarda la suddivisione amministrativa del novarese, fino al 1861 Carpignano fece parte del cantone IV di Biandrate. In questo anno, con l'entrata in vigore della legge n. 3072 del 23 ottobre 1859 che divideva la provincia di Novara in sei circondari (Novara, Biella, Domodossola, Pallanza, Varallo Sesia e Vercelli) e ogni circondano in mandamenti, Carpignano diventa capoluogo di mandamento del circondario di Novara. Questo testimonia ulteriormente la crescente importanza che riveste il nostro paese come punto di riferimento per i paesi limitrofi.
In una zona comunque povera di risorse e essenzialmente agricola, almeno i 4/5 della popolazione era rurale e provvedeva per lo più direttamente al soddisfacimento delle proprie esigenze soprattutto alimentari.
immagine ingrandita Ferratura dei Cavalli (apre in nuova finestra) Si tratta di un economia chiusa, basata sull'auto- consumo famigliare dei prodotti del suolo e in minima parte dell'allevamento. Altri beni come il lino, la canapa, la lana ecc., sono utilizzati direttamente dai produttori per confezionare biancheria, indumenti, ecc. Ma vi sono altre esigenze.
Le popolazioni agricole e non agricole, necessitano di oggetti di uso domestico (mobili, suppellettili), di attrezzi da lavoro, di stoffe, vestiario e generi di abbigliamento, e di molte altre cose.
Per questo motivo, come risulta dai dati statistici sulle attività economiche dell'inizio del XIX secolo, gli artigiani rappresentavano spesso la maggior parte di quel 20% di attivi che non erano dediti all'agricoltura. Molto modesto era invece il numero degli addetti al commercio poiché le attività commerciali, esclusi i pochi negozi di generi alimentari, erano svolte dalle botteghe degli stessi artigiani.
Ed ecco spiegata l'importanza del mercato, occasione per le popolazioni rurali del circondano di procurarsi beni di prima necessità, pagando spesso in natura.
In questo secolo l'evoluzione dell'attività economica e produttiva del nostro paese segue il corso dello sviluppo della pianura del basso novarese e, almeno fino agli anni '60, l'agricoltura è l'attività che occupa buona parte della popolazione attiva di Carpignano, come del resto di tutto il territorio circostante.
Ma la nostra comunità, come già ricordato, si contraddistingue per uno spiccato senso del commercio facilitato anche dalla felice posizione geografica che, dopo la costruzione del ponte sul fiume Sesia, proietta il nostro centro sull'importante direttrice che collega il biellese con il varesotto, nella zona di Busto Arsizio.
Questo, oltre a portare uno sviluppo economico, favorisce anche un'evoluzione sociale alimentata dai continui contatti con persone e culture diverse.
immagine ingrandita Allevamento Bovino da Latte (apre in nuova finestra) Tornando all'aspetto della analisi del tessuto produttivo, si nota che accanto alla connotazio ne prettamente agricola tipica del territorio, già in passato trovano spazio attività imprenditoriali diverse, le quali contribuiscono sicuramente ad accelerare il distacco dalla cultura rurale, aprendo le porte al progresso e alla evoluzione della nostra comunità. Per quanto riguarda la produzione agricola si nota come essa si sia molto differenziata non avendo un prodotto trainante (come la vite nella zona collinare o il riso nella pianura a sud), fatta eccezione forse per l'importante periodo della bachicoltura.
La collina circostante produce un buon vino, così ne producono anche i carpignanesi, i quali però devono elaborarlo con cura per riuscire a venderlo, perché di qualità inferiore. La pianura confinante è quella del riso, coltura inadatta alla campagna carpignanese, per cui i contadini lo sostituiscono con i cereali e la canapa unitamente alla vite.
Si intraprendono una gran quantità di coltivazioni per ricavarne un profitto in alcuni casi appena sufficiente ma in altri abbondante e risultante dalla somma dei profitti delle singole colture. Si è sviluppata la torchiatura della noce e dei semi per fare l'olio, si allevano bovini, pollame, conigli e bachi da seta.
Nel 1825 ci sono a Carpignano 130 vacche, 200 buoi e la produzione dei bozzoli è di 13.473 rubbi (110 tonnellate circa).
Il prodotto agricolo è stato destinato per la maggior parte all'autoconsumo, caratterizzando quindi le abitudini alimentari e la natura delle colture fino agli anni '60.
Poi, come è accaduto un po' ovunque, il boom economico ha modificato radicalmente metodi di lavoro e stili di vita. Molte persone abbandonano il lavoro dei campi accettando le numerose e, per certi aspetti, allettanti offerte che giungono dall'industria. Altri continuano, trasformandosi però in produttori di beni destinati al mercato. Le cause più profonde della regressione dell'attività agricola vanno quindi ricercate in molteplici fenomeni che influenzeranno in maniera diversa questo determinato periodo: si ricordano brevemente accanto all'esodo dalle campagne, l'espansione del centro abitato con la costruzione di edifici civili, industriali e commerciali, la costruzione di strade e infrastrutture che portano a una riduzione della superficie agraria.
immagine ingrandita Laboratorio Artigianale (apre in nuova finestra) Negli ultimi anni, anche le politiche agrarie a livello nazionale e comunitario hanno accelerato la riduzione dell'attività specie per quanto riguarda l'allevamento (bovini).
L'estendersi di altre attività al di fuori dell'agricoltura non è solo causato da questo fenomeno; infatti l'apertura della nuova via di comunicazione, il ponte sul fiume Sesia, rappresenta la svolta decisiva che determina scelte imprenditoriali diverse da quelle rivolte al settore agricolo.
Dall'esame dei registri comunali degli anni a cavallo del '900 risulta che le attività artigianali e commerciali hanno subito un cospicuo incremento.
Le prospettive di sicuro sviluppo del paese portano parecchi artigiani a trasferirvisi, sicuri che il transito di persone e merci su questa nuova e importante arteria avrebbe dato loro la possibilità di sfruttare il proprio mestiere.
Numerosi sono anche i commercianti ambulanti, mestiere che, visto nell'ottica dell'epoca, svolge una funzione molto importante, date le difficoltà di spostamento dei potenziali acquirenti.
Nel primo dopoguerra Carpignano Sesia è riconosciuto come importante centro artigianale e la specialità più diffusa è la lavorazione del legno.
In questo campo è da segnalare una ditta che nei tempi migliori raggiunge anche gli 80 - 90 dipendenti. Svolge il ciclo completo di lavorazione: dall'abbattimento degli alberi alla lavorazione in segheria, dalla produzione del legno compensato con l'installazione di uno dei primissimi impianti a livello nazionale per la lavorazione dei tranciati alla produzione di mobili e alla consegna degli stessi. Presso la citata ditta la gran maggioranza dei falegnami impara il mestiere per poi mettersi in proprio o andare a lavorare altrove.
Una seconda fabbrica di mobili ha alle sue dipendenze 4-5 falegnami e 2 lucidatori fissi e inoltre si avvale dell'opera di una bottega di lucidatura e restauro con 3-4 persone fisse.
Ci sono poi altre 8 botteghe che producono mobili, attrezzature agricole, botti per il vino e serramenti.
Secondo per importanza è il settore tessile: la fabbrica più grande, con 50-60 dipendenti, è una tra le prime della zona ad avere un'organizzazione sindacale
.
Ce n'è un'altra con 40-50 persone, oltre ad altri 6-7 piccoli stabilimenti, sorti negli anni del boom economico, che danno origine a un'attività permanente mantenendo viva la tradizione del tessile.
Altra tradizione di tutti i paesi agricoli è il mestiere del fabbro. A Carpignano ce ne sono due che fanno lavori in ferro per l'agricoltura e altri due che lavorano prevalentemente per la casa.
Nel settore alimentare, oltre ai fornai e ai mugnai, la bottega per la fabbricazione dei salumi diventa salumificio industriale alla fine degli anni '50 con 30- 35 dipendenti.
La riseria negli anni '50 da lavoro a 4-6 persone muovendo i primi passi in un mercato in espansione.
Una bottega artigianale fa lavori artistici in ceramica con 4-6 persone qualificate.
L'esperienza positiva fatta dai falegnami prestatori d'opera fuori paese diventa presto un esempio da seguire. Le famiglie spingono i loro figli ad andare altrove a svolgere un altro mestiere.
I muratori sono richiesti in zona e nel milanese e i carpignanesi partono in squadre per raggiungere il posto di lavoro.
L'industria apre le porte ai giovani per farli diventare operai veri e propri. Sei di questi alla Falconi e venti alla Sant'Andrea di Novara danno vita a quel fenomeno di pendolarismo che contraddistingue ancora oggi la vita di molti carpignanesi.
Il commercio comincia a svilupparsi e i più intraprendenti incrementano il proprio volume d'affari rivolgendosi al mercato all'ingrosso (ferramenta, materiali edili ecc.).
I profondi mutamenti intervenuti negli anni '70 portano a un rapido stravolgimento degli equilibri di mercato, aggravato da una seria crisi economica. Tutto questo da un lato opera una rapida evoluzione a livello sociale e dall'altro provoca una selezione delle attività imprenditoriali, portando a un'inevitabile chiusura di quelle strutture che non hanno mantenuto il passo di questo rapidissimo cambiamento.
Quindi molti impianti si sono automatizzati per adeguarsi a un mercato in forte espansione, mentre altri settori sono stati esclusi dal "progresso".
Tipico è il caso del settore della lavorazione del legno che in pochi anni è in pratica scomparso. Le fabbriche di mobili si sono trasformate in avviati centri d'arredamento, qualcuno si è trasferito cercando altri mercati. Le segherie e le produzioni di imballaggio sono state spiazzate dall'avvento di nuovi materiali (polistirolo, plastica ecc.).
Le botteghe più piccole che fabbricavano serramenti e piccoli mobili si sono estinte per la mancanza di ricambio generazionale, ostacolato anche dalle politiche sindacali che fanno sostenere costi troppo elevati per apprendisti di un mestiere difficile da imparare. Anche nel tessile molti accusano il peso della con- giuntura sfavorevole, qualcuno cessa, altri attraversano momenti difficili. In generale gli investimenti nell'industria languono, il piccolo artigianato annaspa fra mille difficoltà e il commercio si barcamena nell'attesa di tempi migliori.
Con l'inizio degli anni '80, si ha una ripresa generale dell'economia a livello mondiale, i cui benefici effetti si fanno ovviamente sentire anche nelle nostre zone. Ritorna quindi la fiducia e la macchina economica carpignanese ricomincia a marciare. Vediamo allora che le strutture maggiori escono rafforzate dal difficile periodo appena trascorso: la riseria, il salumificio, la fabbrica di ceramiche, i laboratori tessili sono ora fabbriche moderne e automatizzate, in grado di rispondere alle richieste di efficienza e professionalità, proprie di questo nuovo mercato.
Accanto a queste nascono nuove realtà, soprattutto nel tessile, a conferma che il nostro paese è comunque centro di interesse.
L'agricoltura al contrario prosegue il suo lento declino verso quell'inevitabile ridimensionamento caratteristico delle società industrializzate. Occorre però mettere in evidenza che, accanto a una rilevante riduzione del numero degli occupati, si ha in ogni caso un consolidamento della produzione agricola e in alcuni casi addirittura un sensibile aumento. Quest'aspetto a prima vista paradossale ha una spiegazione che va ricercata nel processo di modernizzazione che ha toccato il settore agricolo.
Infatti se da un lato abbiamo una riduzione delle imprese, del numero degli occupati e della superficie coltivata, dall'altro l'evoluzione delle tecniche di coltivazione, il progresso tecnologico e l'uso di prodotti chimici per l'agricoltura, hanno permesso di ottenere quantità di prodotto addirittura superiori al passato.
Una particolare forma di allevamento si è invece sviluppata proprio in questi ultimi anni: l'apicoltura; questo fenomeno, da sempre presente a Carpignano, si è consolidato alla fine degli anni settanta, quando la maggiore attenzione per gli alimenti naturali ha indotto alcuni piccoli imprenditori carpignanesi a investire in questa attività. La produzione attuale proviene da tre aziende di un certo rilievo, ed è costituita, per la maggior parte, da miele di acacia, pianta molto diffusa nei boschi circostanti.
Altri prodotti sono il miele di tiglio e di castagno, la pappa reale, la cera e prodotti cosmetici. Un aspetto particolarmente interessante di questa attività è costituito dal suo utilizzo nel contesto della catena biologica: le arnie vengono ospitate all'interno delle coltivazioni biologiche, ove le api costituiscono 11 mezzo più naturale per l'impollinazione delle piante.
Anche il mercato del lavoro non è rimasto fermo, i posti da operaio comune non esistono quasi più.
I carpignanesi si sono però adeguati, hanno studiato e oggi c'è un impiegato ogni tre persone che lavorano fuori, e tra i lavoratori dell'industria il 75% è formato da tecnici specializzati.
L'apparato commerciale, da sempre ben radicato, ha tenuto bene e è pronto a questa nuova prova.
Le gestioni si svecchiano, i negozi si rinnovano e cambiano anche le merci in vendita. Il mercato richiede professionalità, competenza e specializzazione; il vecchio negozio dove si trova un po' di tutto scompare, cambia la mentalità e si ha un occhio di riguardo per il prodotto e la sua presentazione.
Nascono inoltre nuovi esercizi che propongono articoli diversi, (videocassette, computer, occhiali ecc.).
Nel campo alimentare tutto si rinnova, si riscopre il gusto per le cose genuine con un occhio alla qualità; ed ecco allora che macellai e salumieri, fruttivendoli, panettieri e pasticceri offrono alla loro clientela, non solo carpignanese, generi di prima scelta, spesso di produzione propria.
Il risultato di questo lavoro ha permesso agli alimentaristi di tener testa al dilagare delle grosse distribuzioni, opponendosi con le armi della qualità e di un servizio efficiente.
Una di queste botteghe compie un importante passo diventando un moderno supermercato, mantenendo però inalterate quelle caratteristiche che ne hanno contraddistinto il lavoro anche quando era un semplice negozio di paese.
Per quanto riguarda i locali pubblici, l'analisi deve necessariamente essere più approfondita, sia per la natura sia per la localizzazione di queste attività.
Come locali di intrattenimento non può non essere ricordato il moderno dancing-discoteca per il ruolo di punto di aggregazione e incontro che esso ha rivestito nel corso degli anni.
Esso è infatti la naturale evoluzione della sala da ballo esistente in paese fin dagli anni '40 e che è stato luogo di svago e divertimento, nonché teatro di numerosi e memorabili veglioni di capodanno e carnevale, soprattutto negli anni dell'immediato dopoguerra.
Successivamente, negli anni '70, con la costruzione della nuova sala estiva con giardino all'aperto e soprattutto del nuovo locale, ha accresciuto la sua importanza diventando uno dei più conosciuti dancing della zona.
Qui si tiene, fra l'altro, una delle tradizionali manifestazioni organizzate dalla Pro Loco in occasione del Carnevale: la giubiascia dei bambini, che si svolge appunto la sera del giovedì grasso con spettacoli e giochi per i più piccoli e che ha luogo ormai da oltre vent'anni.
I bar della piazza hanno sempre potuto godere del flusso di una vasta clientela attirata dall'importanza del nostro paese come centro commerciale, dalle importanti manifestazioni che vi si tengono e dalla presenza di servizi essenziali come il distretto sanitario, il distretto scolastico ecc.
A metà degli anni '80 la decisione della giunta municipale di chiudere la piazza e le vie circostanti al traffico con la conseguente creazione di un'isola pedonale durante i fine settimana estivi ha trasformato il centro del paese in un tranquillo e piacevole "salotto". Qui la giovane e dinamica gestione dei locali e la sempre intensa attività della Pro Loco hanno fatto sì che diventasse un importante e ricercato punto di ritrovo dove poter seguire una sfilata di moda, ascoltare musica, ridere con uno spettacolo di cabaret o semplicemente fare quattro chiacchiere con gli amici gustando gli ottimi gelati di produzione locale in un atmosfera di rilassante tranquillità.
In merito alla ricettività alberghiera e al ristoro il panorama non è altrettanto roseo.
Esiste infatti in paese un solo albergo che da tempo è stato declassato ad affittacamere a causa della mancata realizzazione di quelle poche fondamentali opere che avrebbero consentito il mantenimento della categoria.
Questo locale opera anche come trattoria con una buona cucina di tipo casalingo.
Un altro ristorante, situato appena fuori paese in una bella costruzione dotata anche di un vasto salone per cerimonie, è stato oggetto di parecchi cambi di gestione, non tutte rivelatesi all'altezza, che ne hanno impedito la giusta affermazione.
In campo artigianale, a parte purtroppo il settore del legno, si trovano tanti abili operatori, tutti altamente specializzati in grado di offrire un accurato servizio sia per quanto riguarda il lavoro nei propri laboratori, sia per quello svolto a domicilio o nei cantieri come nel caso di idraulici, muratori, elettricisti, fabbri ecc.
Ma è nel campo dei servizi che Carpignano Sesia si è sviluppato notevolmente negli ultimi anni: le riforme in campo tributario e fiscale, la crescente burocratizzazione in ogni settore e non ultima la crescita di diplomati e soprattutto laureati pronti a imboccare la via della libera professione, hanno fatto in modo che nascessero e si sviluppassero molti studi tecnici e professionali.
Ecco allora commercialisti e consulenti del lavoro offrire la loro opera ai piccoli e medi imprenditori della zona, ma anche a importanti aziende locali.
Ingegneri, architetti e geometri contribuiscono a un sano sviluppo urbanistico nel pieno rispetto del patrimonio artistico e ambientale del nostro paese.
E poi ancora assicuratori, consulenti, sportelli bancari, medici, dentisti e odontoiatrici creano interesse e movimento per la nostra comunità contribuendo a mantenere alto il ruolo di centro guida del circondario.


'Carpignano Sesia' a cura dell'Associazione Turistica Pro Loco Tratto da:
"Carpignano Sesia"
a cura dell'Associazione Turistica Pro Loco, Interlinea
Novara, 1997, tutti i diritti riservati

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